E-Cowork

Una rete di lavoro condiviso

E-cowork interviste: Irene Calamante- ‘la storia di una giovane e di un prodotto’

Irene Calamante è una giovane che si è ‘innamorata’ di un prodotto, il Montébore e ne ha fatto la sua professione ed una scelta di vita. La sua storia mi aveva colpita in occasione della presentazione dell’e.book Tellingstories ed avevo deciso di approfondirla e raccontarla, ovviamente a 2 voci.

 

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Ciao Irene, com’è nata la tua passione per il Montébore?  Si può affermare che un prodotto abbia cambiato la tua vita professionale e personale? 

Ciao Simonetta, innanzitutto ringrazio te e i tuoi followers per voler ascoltare la storia che sto per raccontare. Sono golosa di storie! Adoro raccontarle e ancora di più ascoltarle. Devo questo interesse a mio nonno, che ora non c’è più, ma che sopravvive in me attraverso i racconti della sua vita e quelli della mia famiglia, intrecciati fra loro da un’unica grande storia di legame con la propria terra vissuta come un’incredibile e meravigliosa avventura. Talvolta oscura e spaventosa, tuttavia umile, altruista e votata come istinto al miglioramento della propria condizione. Oggi, che sono adulta, li custodisco gelosamente. Costituiscono le mie radici, che ultimamente ho richiamato alla memoria ripensando molto alla persona che voglio essere, spinta dalla necessità di trovare un posto nella società che fosse più simile a me. Le persone del mio passato  e quelle che ancora condividono il mio presente, con i loro esempi di vita, mi hanno spronato ad accettare i miei limiti e ad inseguire i miei desideri, con devozione e rispetto per la mia e altrui persona. E’ a questo punto della mia vita, in cui ho avuto il bisogno di fare esperienza di “cose che sanno di buono” che ho conosciuto Roberto Grattone, Agata Marchesotti e il loro Montébore. Si può dire che il Montébore, ma ancora di più il mondo di consapevolezza in cui è inserito, è rappresentativo della parte di me che sento più genuina ed è effettivamente protagonista di una scelta di vita essenziale, che mi ha portato fuori da Alessandria, città natale, verso l’Appennino Ligure alla ricerca di esperienze maggiormente umanizzanti.

Vallenostra Agriturismo e caseificio ha una storia particolare profondamente legata al territorio ed alla nonna Carolina che produceva il formaggio in casa secondo una ricetta originale. Come ti sei avvicinata a questo agriturismo?

Ho conosciuto Agata e Roberto nel 2010, anno in cui mi sono sposata. Insieme a mio marito, stavamo cercando un posto accogliente e informale dove sposarci e dove fosse possibile far capire ai nostri invitati il motivo per cui ci fossimo trasferiti a vivere in Val Borbera. Mi ricordo ancora i commenti dei familiari (“così lontano?”), preoccupati del fatto che non avremmo trovato le comodità offerte dalla città (“sai con un bambino…”), ignari di quanto fossimo bisognosi di un nido immerso nella natura, lontanto dalle luci della città. Non abbiamo dato molte spiegazioni. Invece, ci siamo divertiti ad esplorare la Valle e a ricercarne concretamente i valori. Se penso oggi alla mia Valle, direi che la sua bellezza sta in una contraddizione esemplare: è selvaggia e allo stesso tempo accogliente. Aggiungiamo alla “ricetta della Valle perfetta”  che si tratta di un luogo ricco di Storia, dove i villaggi nascondono architetture rurali di rara bellezza e mestieri antichi non del tutto scomparsi, per dire che si tratta del contenitore  ideale per idee innovative e progetti di vita. L’incontro con Vallenostra è avvenuto proprio  in uno dei nostri viaggi esplorativi alla scoperta dei villaggi fantasma di cui la Val Borbera è famosa. Dopo tanta meraviglia artistica e storica, la sorpresa nel trovare attivo un Caseificio che lavorasse il latte a crudo da pecore allevate sul posto e portate al pascolo secondo la tradizione pastorizia dell’Appennino Ligure. Per non parlare della gioia di quando abbiamo appreso che produrre il prezioso Montébore è stato possibile grazie a Carolina, mamma in gambissima di un amico di Roberto che faceva il castellino in casa e che ha diffuso la ricetta originaria seguendo personalmente  i futuri casari nella lavorazione delle prime forme, come farebbe un mastro casaro con il designato successore!  Insomma, “Vallenostra” è il sentimento che ci pervadeva in quel momento e non ci ha più abbandonato. L’Agriturismo ha ospitato la nostra festa di nozze, segnando l’inizio di un’amicizia fra persone che si sono “annusate” e riconosciute.

 

Il nome originario del Montébore era castellino e risaliva al castello di Montébore. Hai seguito la tradizione di Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza,  scegliendo come ‘torta nuziale’ il Montébore per la tua festa , ci spieghi il motivo alla base di questa decisione?

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Sì, la mia torta nuziale era un Montébore gigante di 5 piani, servito ai commensali a fette accompagnato da una salsa a base di peperoni dolci, succo di Mele Carle e peperoncino firmata Vallenostra. E sì, mi sono sentita regale come Isabella di Aragona a fianco del suo Gian Galeazzo Sforza durante il Banchetto di Nozze al cospetto del Gran Cerimoniere Leonardo da Vinci! E’ stato come vivere una favola dalle ambientazioni medievaleggianti, anche se  il dato della presenza al banchetto nobile del “pregiato Castellino locale” è storico e documentato. L’idea mi è venuta mentre sfogliavo il libro della ricercatrice storica tedesca Maike Vogt-Lüerssen che nel suo libro “Wer ist Mona Lisa?”, si è interrogata sulla reale identità della Gioconda, che la studiosa attribuisce a Isabella di Aragona proprio in virtù del banchetto nuziale avvenuto a Tortona e cerimoniato da Leonardo da Vinci. Vallenostra conserva una copia originale del libro e una copia dell’articolo scritto dal Professor Bergaglio sulle origini medievali  del Montébore.

Quali sono i valori che condividi con Vallenostra e che volete trasmettere?

Condivido con Vallenostra la passione per la terra e i suoi frutti, il rispetto del territorio inteso come bacino di attività umana in armonia con la natura, la memoria di ciò che siamo stati e la direzione verso un futuro sempre più consapevole. Ogni esperienza lavorativa credo che valga quando è rappresentativa di un progetto di crescita personale e se motivata dalla volontà di costruirsi come persone migliori. Insieme ad Agata e Roberto, vorremmo che il nostro lavoro comunichi gioia di vivere e speranza in un futuro dove sia possibile per tutti scegliere una vita di qualità.

Adotta la tua pecora, un’iniziativa molto coinvolgente che porta il pubblico a sentirsi parte di un progetto, quando è nata l’idea e che adesione ha avuto? Pensate di raccontare queste storie in futuro?

“AAA. Pecora da Montébore cerca famiglia adottiva pari requisiti” (www.vallenostra.it). E’ un’iniziativa voluta fortemente da Roberto perché le persone amiche del territorio si coinvolgessero in prima persona nella riqualificazione di un mestiere arcaico come quello della pastorizia, a fronte del fatto che il Territorio è fatto di persone autentiche che scelgono  di viverlo e lavorarlo, nel bene e nel male. E’ un occasione per confermare ogni anno la propria aderenza al Territorio, per far arrivare la propria solidarietà sino ai pascoli e alle stalle. Per questo motivo e perché ci sono sempre più persone che si accorgono di quanto siano attuali questi temi, l’iniziativa conta un numero maggiore di consensi ogni anno coinvolgendo anche personalità dello spettacolo come Gino Paoli. Per Vallenostra è anche un momento di grande festa dove celebrare il proprio lavoro e le persone che lo sostengono. Infatti, la festa dura per tutto il mese di luglio per cui ogni domenica del mese accogliamo i genitori adottivi in visita e i loro amici, proponendo attività pastorali come la prova della mungitura e offrendo colazione a base dei nostri prodotti e pranzo con menù stagionale a Km zero, tutto gratuito per i genitori adottivi. In regalo per loro c’è un cesto qualità con i prodotti del nostro caseificio. La grande festa è iniziata domenica 6 Luglio e sono contenta perché farò la conoscenza di persone nuove che ci hanno riconosciuti e scelti, condividendo così la mia esperienza. Ricomincia così la magia di infinite storie da raccontare e da ascoltare, per la gioia di tutti!

Si parla molto della tendenza dei giovani a tornare all’agricoltura ed alle attività legate a questo mondo. Nel sito miojob.repubblica.it  si legge ‘Sembra che il 50% dei giovani tra i 18 e i 34 anni preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che fare l’impiegato in banca (23%) o lavorare in una multinazionale (19%). In generale, tra tutti gli italiani il 28% scambierebbe il proprio lavoro con quello dell’agricoltore. Il motivo? Una vita più sana (lo dice un cittadino su due) e più libertà (17%).’  Consiglieresti ad un giovane questa scelta?

Mille volte sì, consigliando un’unica accortezza: farsi guidare da un sentimento profondo di libertà e di realizzazione, piuttosto che dal mito dell’uomo semplice che ritorna alle origini: intrigante ma assai poco realistico. Gestire un agriturismo comporta scelte fondamentali del tipo “chi voglio essere?” e farsi guidare da domande così coinvolgenti  aiuta a superare le sfide di ogni giorno, che sono tante quando ti confronti con l’ambiente e le sue risorse, avendo  il compito di salvaguardalo.

Grazie Irene, continueremo a seguire gli eventi di Vallenostra, in particolar modo le domeniche di festa per le “Famiglie Adottive”  ed i selfie di  #adottaunapecora. Per approfondire tematiche legate a #storytelling & food vi diamo appuntamento nella community G+ ‘StorytellingITA’.  Stay tuned!

Simo Pozzi (@SIMO2)

 

 

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