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Formare attraverso lo storytelling- team building ‘Momenti di Gloria’ con Roberto Cova

Nel mese di maggio ho seguito un corso di team building della Leadergroup. Il corso è basato sul racconto di vita di un campione, Alberto Cova.

La scelta del titolo è significativa, in quanto alcune scene del film ‘ Chariots of fire- momenti di gloria’ fanno da colonna portante per il corso stesso, intervallandosi a momenti di pratica e racconti di vita vissuta di Cova.

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Lo schema narrativo classico dello storytelling è ben presente nel racconto del campione, in quanto si assiste ad una vera e propria trasformazione, attraverso un sogno.

Veniamo alla storia. Alberto è un ragazzo brianzolo appassionato di sport, inizia a correre nel 1972 ad Inverigo, suo paese natale e si trasferisce a Mariano Comense dove entra nell’Atletica Mariano Comense. Inizialmente non ha qualità atletiche eccezionali- dichiara lui stesso durante il corso. Ha un fisico normale, anzi un po’ magro e nelle gare pianifica lo sforzo con attenzione; tuttavia ha una determinazione e costanza fuori dal comune già da adolescente. Finite le superiori deve scegliere la propria strada e vorrebbe proseguire l’attività agonistica. La famiglia, tuttavia, non è abbiente da potergli garantire un futuro da atleta  senza lavorare, per cui interviene l’allenatore e gli garantisce un lavoro a Milano.  Inizia quindi a fare il ragioniere part-time e si allena 2 volte al giorno alla famosa montagnetta di San Siro (al mattino ed alla sera prima di rientrare a casa). Prosegue questo tipo di vita per anni fino a migliorare le prestazioni atletiche e potersi dedicare totalmente allo sport.  Nel 1977 diventa campione italiano juniores sui 5000 m piani. Nel 1980 nasce il sodalizio con l’allenatore che lo porterà a vincere in Italia e nel mondo: Giorgio Rondelli della Pro Patria. Rondelli intuisce subito che Alberto ha le qualità per dominare sui 10000 m piani.

E’ un giovane estremamente determinato e, nonostante l’influenza negativa dei compagni ed amici che cercano di dissuaderlo quasi canzonandolo, ha deciso di impegnarsi a vincere le olimpiadi. Sembra un sogno irrealizzabile ai più, ma con un piano preciso di allenamenti condotti per gli anni successivi i risultati iniziano ad arrivare.

Un momento di crisi evidente è la corsa campestre a Londra. Alberto gareggia con ca. 200 atleti tra cui primeggiano i più forti del tempo. Il terreno è pesante, piove e fa freddo e Alberto, non abituato a quel tipo di terreno , va in crisi. L’allenatore gli chiede se è convinto di proseguire nel suo percorso di carriera; Alberto riesce a contestualizzare la sconfitta ed a proseguire più determinato di prima.

Soprannominato il ragioniere di Inverigo nell’82 vince  a sorpresa il titolo europeo ad Atene con una volata in rimonta mettendo k.o. il tedesco dell’est Schildauer, grande favorito della vigilia.

Nel 1983 Cova vince i 10000 metri nella prima edizione dei campionati del mondo di atletica leggera a Helsinki in Finlandia.  Con uno sprint prodigioso, in terza corsia, riesce a superare uno dopo l’altro i quattro atleti che lo precedevano per andare a trionfare a braccia alzate diventando il primo campione del mondo dell’ atletica italiana. L’urlo di Paolo Rosi ai microfoni della Rai è entrato nella storia dello sport «Cova, Cova, Cova, Cova».

Nel 1984 completa le sue vittorie con l’oro  ai 10000 metri ai Giochi Olimpici di Los Angeles (USA).

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Rivediamo quindi lo schema narrativo:

–          L’eroe è Alberto

–          Il sogno è in questo caso davvero un tesoro: la medaglia d’oro alle Olimpiadi

–          La crisi è la corsa campestre a Londra

–          Gli ostacoli da superare: i compagni che non credono nelle capacità dell’eroe e cercano di dissuaderlo dal continuare, i giornalisti che sono pronti a criticare ed affossare ogni campione

–          Il mentore è l’allenatore che crede in lui e lo sprona a raggiungere il tesoro.

L’esperienza del campione viene calata in ottica aziendale, concentrandosi su quattro punti fondamentali:

  1. L’obiettivo,
  2. I propri punti di forza e la pianificazione,
  3. Superare la crisi lungo il percorso,
  4. La gara: crederci

Le parti teoriche di video e analisi sono intervallate anche da prove fisiche- un esempio di corsa di 5 minuti fatto all’aperto per sperimentarsi e provare la fatica fisica.

Successivamente si fa un giro di tavola, coinvolgendo i partecipanti, chiedendo a ciascuno di esplicitare un obiettivo che ci si è posti nel corso dell’anno, obiettivo professionale o personale.

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‘Ognuno di noi è nato con un sogno, da bambini lo nutriamo, da grandi ce ne dimentichiamo’ dice il formatore.  Si devono quindi scrivere un plan di 3 macro attività per raggiungere tale obiettivo. Ci si concentra ora sui propri plus e si elencano i punti di forza di alcuni partecipanti scelti a caso.

Il momento successivo si concentra sulla crisi e sulle strategie per superarla.  Il coraggio nello sport è la consapevolezza della propria paura- dice Samuele, uno psicologo dello sport che affianca Cova nel corso. Bisogna affrontare le proprie paure , farle entrare dentro di noi e saperle gestire.  Un insuccesso non è una sconfitta, deve essere contestualizzato: non sei tu sbagliato,  ma hai sbagliato una partita. La resilienza è dentro di noi, non possiamo cancellare le paure, ma conoscerle e superarle.  I campioni sono persone normali con le loro debolezze e paure, hanno avuto modo di conoscere il loro talento e l’hanno usato per raggiungere un obiettivo.

Nel team bisogna fidarsi del compagno, per cui i partecipanti devono uscire all’aperto, mettersi a cerchio molto serrato tanto da potersi sedere sulle ginocchia del compagno dietro di sè.  Il cerchio resiste ed ognuno sostiene l’altro.

La determinazione è fondamentale così come la costanza. ‘ogni vittoria nasce prima nel nostro cuore e nella nostra mente’ – cita Alberto. Esiste un circolo virtuoso che porta a credere in noi stessi ed ad impegnarci per raggiungere i nostri obiettivi tramite azioni ben pianificate.

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Lo stesso circolo può essere applicato in azienda.  Si chiede quindi ai partecipanti di accettare una sfida con sé stessi e fissare un tempo in cui faranno 2 giri del campo precedentemente provato.  Si scrive il tempo su un foglietto e dopo la prova finale si verifica che con determinazione, accettando la sfida si è sicuramente migliorato il risultato finale.

Il messaggio che ci lascia questo campione è racchiuso nel circolo virtuoso ed è applicabile sia in azienda, sia al mondo dei freelance, in quanto riguarda l’individuo nel suo essere.

“Non è con il sacrificio che si conquista il mondo, ma con l’accoglienza della fatica, la motivazione del cuore e della mente, la consapevolezza della crisi che attua il cambiamento.” (Alberto Cova)

Simo Pozzi (@SIMO2)

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 3, 2014 da in Uncategorized con tag , , , .
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