E-Cowork

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E-cowork interviste: 2 domande a Giorgio Baracco sul crowdfunding

In attesa dell’evento “Crowdfunding for dummies”  (29 marzo) poniamo qualche domanda a Giorgio Baracco,  un coworker di Lab121, appassionato del settore crowdfunding e promotore dell’evento stesso.

giorgiobaracco

Ciao Giorgio, sappiamo che ti sei specializzato in crowdfunding, ci spieghi in poche parole la situazione italiana? Di crowdfunding si sente molto parlare soprattutto negli ultimi 2-3 anni, ma risulta ancora un po’ sconosciuto nel nostro paese.

Storicamente in Italia siamo un po’ restii ad accettare le novità, ma una volta metabolizzate le si abbraccia con un  entusiasmo a volte fin eccessivo. E’ accaduto così in passato e sta accadendo la stessa cosa per altri fenomeni per certi versi “nuovi” come ad esempio i FabLab. In questo senso il crowdfunding non fa eccezione. La presenza di 22 piattaforme può sembrare eccessiva, e per certi versi lo è, ma è anche il segnale della difficoltà che giovani e non solo giovani registrano ogni volta che si tratta di concretizzare un’idea imprenditoriale (intesa qui nel senso più ampio del termine). Mi aspetto nei prossimi anni una concentrazione delle varie piattaforme e una selezione naturale delle stesse

Solo qualche giorno fa sono stati pubblicati i risultati eccezionali di Kickstarter, la piattaforma americana che ha raggiunto un miliardo di dollari raccolti ed ha  5,7 milioni sottoscrittori in 224 paesi diversi. Cosa ci puoi dire a proposito di questa piattaforma, come funziona?

Kickstarter è la piattaforma di crowdfunding per eccellenza, quella di cui tutti parlano anche se non hanno mai sentito parlare di crowdfunding :). Pur essendo la più importante al mondo, Kikcstarter non è globale, nel senso che possono presentare progetti solamente soggetti e persone fisiche residenti negli USA, in Inghilterra o in Australia (i donatori possono, invece, risiedere in qualsiasi paese) e sono escluse idee rivolte al no profit. Il fatto di godere di tanta visibilità, di essere un brand consolidato in  un certo senso, non deve spingerci a credere che sia la migliore: la scelta di una piattaforma deve essere funzionale al tipo di progetto che si sta proponendo, al tipo di community che si ha o si crede di avere, all’obiettivo che si vuole raggiungere.

Nel 2013 in occasione dell’evento Torino crowdfunding  si parlò di 22 piattaforme di crowdfunding italiane attive in Rete e di alcune ospitate da piattaforme internazionali.  Qual è lo sviluppo ad oggi?

Credo che ad oggi si debba cominciare a valutare il fenomeno crowdfunding in senso qualitativo e non solo quantitativo. Mi spiego meglio: non è più tanto importante sapere quante sono le piattaforme, ma piuttosto quali sono le loro caratteristiche, ovvero le tipologie di finanziamento, il fatto di essere tematiche o generaliste, di avere una vocazione territoriale o meno. Credo che anche nel campo del crowdfunding  si registrerà quello che è accaduto nel campo dei social network, ovvero una progressiva specializzazione: se in principio c’era solo Facebook, ora assistiamo ad una “divisione del lavoro” sempre più accentuata con nuovi social che conquistano follower sulla base degli interessi dei vari membri (da quelli fotografici a quelli legati all’informazione ecc ecc)

A lato sono nate iniziative tipo FaciliTo Giovani e Innovazione Sociale quanto può essere determinante la diffusione della cultura “imprenditoriale” in una realtà di crowdfunding?

Occorre guardare al crowdfunding in maniera laica,  cioè senza riporvi aspettative eccessive ma anche senza sottovalutarne le potenzialità. Essere un imprenditore oggi, sia che si operi nel profit che nel no-profit, vuol dire saper cogliere le opportunità che la globalizzazione e la rivoluzione informatica offre e il crowdfunding è una di queste.

Secondo te, cosa spinge un privato a sostenere un’idea senza la certezza dell’esito positivo e quanto conta la relazione con i donatori in un progetto di crowdfunding?

Può sembrare banale ma la forza del crowdfunding sta nell’idea che si propone. Questo vale sia per i progetti a sfondo sociale sia per i progetti imprenditoriali tout court. Non si tratta, ovviamente di una novità assoluta ma di un qualcosa che Internet e l’accresciuta facilità di comunicare ha enfatizzato al punto di renderlo qualcosa di qualitativamente diverso. Se ci pensiamo bene il crowdfunding è una forma polverizzata di accesso al credito dove al posto di una banca, o di un fondo azionario, stanno decine, in alcuni casi migliaia, di persone. E le persone ,a differenza delle banche o delle società d’azioni, hanno un cuore non solo un portafoglio. Le persone possono donare dei soldi non solo perché prevedono un ritorno dell’investimento ma anche perchè ci credono. In questa prospettiva il rapporto con i donatori diventa cruciale: i donatori sono (giustamente) esigenti. Non si accontentano cioè di sapere che i soldi sono stati oculatamente investiti ma vogliono ragguagli sull’evoluzione del progetto, feedback sulle difficoltà incontrate, ecc ecc. Si tratta di coinvolgere non solo di convincere. Per questo occorre essere molto bravi nel momento della presentazione  a spiegare non solo cosa si sta proponendo ma anche perchè lo si sta proponendo.

Sappiamo che hai partecipato ad un progetto qualche anno fa, ci dai qualche informazione sulle finalità e sulle maggiori difficoltà incontrate?

Alcuni mesi or sono ho lavorato insieme ad una società di produzione video alla realizzazione di una campagna di crowdfunding per un cartone animato.  Si trattava di raccogliere fondi per realizzare un pilota da presentare poi a case di produzione e reti televisive perchè finanziassero la prima stagione. Si trattava di un meccanismo ibrido in cui il momento del crowdfunding doveva assolvere, oltre alla funzione di fundraising, anche una funzione di marketing veicolando il brand tra addetti ai lavori ed appassionati. Per farlo si era studiato un’intensa campagna sui social di cui il crowdfunding era parte integrante. Come piattaforme avevamo pensato a Kickstarter e a Anipipo, una piattaforma asiatica specializzata nel sostegno a progetti di animazione. Il progetto non è andato a buon fine per motivi prettamente economici ma mi ha reso consapevole delle difficoltà reali che ci si trova ad affrontare nel momento in cui si delinea una campagna di crowdfunding, che NON è semplicemente una richiesta di fondi, ma è una campagna di marketing, di comunicazione e di Digital PR. A conti fatti la difficoltà più grande è stata quella di immaginare come costruire una community che potesse sostenere il progetto nelle sue varie fasi.

Grazie Giorgio ci vedremo sabato 29 marzo per l’ evento dedicato al crowdfunding.

Simo Pozzi (@SIMO2)

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