E-Cowork

Una rete di lavoro condiviso

Il coworking incontra l’imprenditoria

“Sarebbe interessante vedere sorgere spazi di coworking manifatturiero in capannoni industriali dismessi a causa della crisi, dando nuovi spazi agli emergenti makers”

Manuel Alfonso, presidente GGI – Confindustria AL

Chimica, plastica e export i settori con le maggiori opportunità per i lavoratori della conoscenza in provincia di Alessandria

confindustria

Il recente incontro presso lab121 tra alcuni  rappresentanti del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria di Alessandria e liberi professionisti soci del centro di coworking fa ben sperare sulle possibilità di collaborazione tra chi il lavoro lo crea e lo offre e chi offre competenze che le aziende della nostra provincia più difficilmente riescono a reperire in zona.

Abbiamo fatto il punto sulla situazione attuale e sui futuri auspicabili sviluppi delle relazioni tra imprenditori e coworker con Manuel Alfonso, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria AL, che ha partecipato all’incontro con i professionisti di lab121.

Quale impressione avete riportato, lei e i suoi colleghi Giovani Imprenditori, dall’incontro con i coworker?

L’incontro è stato molto positivo per i nuovi contatti ed in generale per aver offerto una miglior vetrina del coworking alessandrino. Per un’associata GI in particolare è emersa un’opportunità concreta per la sua attività, perciò la soddisfazione è duplice. Abbiamo notato che molti coworkers sono attivi nell’ambito della Comunicazione, ma questo non necessariamente significa che la competizione debba sempre prevalere sulla collaborazione.

Che cosa pensano gli imprenditori del fenomeno coworking?

I Giovani Imprenditori seguono con interesse tutte le trasformazioni che stanno avvenendo nel mondo del lavoro. Il coworking in particolare è interessante perché luogo di nascita di molte nuove imprese e potenziale catalizzatore di giovani di talento desiderosi di mettersi in proprio. In un coworking questi ultimi possono trovare sia giovani come loro che lavoratori autonomi già affermati o ex dipendenti con un grande bagaglio di conoscenza a cui attingere portando in cambio una visione del mondo più attuale, da nativi digitali. E’ un approccio al lavoro improntato alla collaborazione e all’apertura che riteniamo possa sempre più affermarsi in futuro.

Quali possono essere i punti di contatto tra coworking e impresa sui quali lavorare per creare più opportunità? 

Le relazioni tra coworking ed imprese sono ancora agli albori, specie in provincia. E’ necessario far comprendere agli imprenditori questa realtà ed il valore del networking, anche come spunto all’innovazione. Il coworking non va visto come fenomeno estraneo al mondo dell’impresa: è un’occasione per migliorare la propria attività. Un’azienda in espansione che scelga di far lavorare alcuni dipendenti in coworking potrà beneficiare non solo di costi d’esercizio vantaggiosi, ma soprattutto di un ambiente di lavoro multi-disciplinare con cui “contaminarsi” per far nascere nuove idee.

Dal canto suo il coworking potrebbe evolvere la sua immagine legata al “lavoro da ufficio”, più o meno vicino al mondo delle start-up, ed avvicinarsi anche alla piccola industria. Sarebbe interessante vedere sorgere spazi di coworking manifatturiero in capannoni industriali dismessi a causa della crisi, dando nuovi spazi agli emergenti makers.

Ritiene che un centro di coworking possa essere una risposta alle necessità delle aziende di trovare competenze elevate (personale qualificato), oppure pensa ci siano soluzioni migliori (colloqui diretti, agenzie di selezione del personale, altri tipi di networking, ecc).

Può senza dubbio essere una valida alternativa al rapporto diretto o tramite agenzia, dato che raggruppa un buon numero di persone molto qualificate in campi in cui tipicamente le aziende non hanno risorse interne dedicate. Per far sì che questa alternativa si consolidi, sono necessari rapporti più continuativi tra il centro di coworking e le aziende del territorio: eventi come il nostro incontro vanno sicuramente nella giusta direzione.

L’utilizzo di lavoratori esterni all’azienda può essere una risposta agli elevati costi del lavoro? Alle necessità di flessibilità nell’organizzazione aziendale? Quali altri vantaggi potrebbero esserci per l’azienda nell’impiegare dei freelance?

I freelance sono ormai una risorsa consolidata per le aziende, spinte verso queste forme di collaborazione da leggi sul lavoro che scoraggiano la scelta di dotarsi di una struttura organizzativa ampia e complessa. Non sottovaluterei però, accanto alla convenienza economica e gestionale, anche la specializzazione e professionalità che i freelance acquisiscono nel dover portare a termine progetti per molte aziende dalle diverse esigenze, spesso con tempistiche molto strette.

In generale vedo che la condizione dei lavoratori esterni tende a polarizzarsi, tra chi è costretto a proporsi con queste forme di collaborazione per trovare lavoro e chi invece riesce ad acquisire professionalità e popolarità tali da godere di un notevole rapporto di forza nelle trattative con le aziende.

In futuro potrebbe prendere in considerazione la possibilità di affidare a freelance incarichi finora svolti da collaboratori interni (outsourcing)?

L’impostazione aziendale è quella di mantenere una struttura organizzativa interna il più possibile ampia, ma per gestire i picchi di lavoro i collaboratori interni sono spesso affiancati da lavoratori esterni. In certi casi svolgono la propria attività all’interno dell’azienda stessa, per minimizzare i tempi del passaggio di informazioni.

Come valuta le opportunità lavorative offerte ai “lavoratori della conoscenza”, siano essi dipendenti o freelance, nella nostra provincia? 

La categoria del lavoratori della conoscenza raggruppa profili anche molto diversi tra loro, perciò non è facile dare un giudizio unanime. La situazione è molto complessa per profili che si rivolgono a settori più colpiti dalla crisi economica, come gli architetti con l’edilizia.

Ritengo invece che le opportunità lavorative siano tuttora buone per i knowledge workers legati a settori come chimica e plastica e più in generale quelli dove è più semplice esportare: l’export è senza dubbio un punto di forza dell’economia alessandrina.

Ringraziamo Manuel Alfonso e il Gruppo Giovani Imprenditori della Confindustria di Alessandria per la disponibilità.

@enricaorecchia

 

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 21, 2014 da in coworking, eventi, intervista, lavoro con tag , , , , , .
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