E-Cowork

Una rete di lavoro condiviso

Coworking: una panoramica.

Noleggiare invece di acquistare o affittare. Perché costa meno, ci sono meno vicoli e in più puoi conoscere persone che fanno un lavoro simile a al tuo e qualcosa può nascere.

E’ il coworking, luoghi dove siaffittano scrivanie con connessione a internet e altri servizi, che evitano il lavoro casalingo e solitario e aprono un mondo di relazioni.

Lo sviluppo del mondo tecnologico e digitale sommati alla crisi hanno lanciato sul mercato centinaia di professionisti molti dei quali alla ricerca non solo di un luogo per lavorare.

Nascono così i coworking, nulla a che vedere con i business centre dove ognuno lavora per i fatti suoi. Qui la macchina del caffè e le aree comuni sono i luoghi preferiti e la pausa pranzo non il solito stanco rito fra colleghi, ma un ulteriore momento per socializzare.

Non esiste un unico modello. Se amministrazioni pubbliche li aprono per trattenere i giovani in zona, offrigli la possibilità di sviluppare le loro idee combattendo anche il digital divide, altri privilegiano le relazioni al posto del profitto, qualche azienda cerca talenti e qualcuno ne fa un normale business.

Lab121 di Alessandria ha scelto le relazioni. Prima ha lavorato sulla community e poi ha costituito un’associazione no profit e ottenuto dal Comune uno spazio dove accanto al coworking si svolgono una serie di eventi e corsi. Si parla di ecodesign, ci sono le lezioni della Croce Rossa e lo speed meeting dove si racconta il proprio business a potenziali clienti. Quasi un centro sociale dove 450 soci pagano trenta euro l’anno e “Il lavoro è il tema centrale”, come spiega una delle fondatrici Stefania Burra.
135 euro mbusinness-speed-meeting-lab121ensili per una scrivania è la tariffa del coworking dove si alternano professionisti, l’ingegnegnere che lavora per un’azienda tedesca e ogni tanto ha bisogno di una postazione e la società locale che fa e-commerce di vini. In più si barattano tempo e professionalità e c’è spazio anche per il bookcrossing. Il tutto si regge economicamente anche se prevale il sociale al posto del business.

Spostandoci a Milano, la musica cambia di poco. Massimo Carraro ha sviluppato dal 2008 Cowo. I soldi li porta a casa con la sua agenzia di comunicazione, ma negli spazi inutilizzati ha provato a importare in Italia quell’idea di condivisione nata negli Stati Uniti. Il progetto prende piede e nel 2009 lancia un programma di affiliazione.
Oggi i Cowo sono 90 in 54 città. E per Carraro “al primo posto ci sono le relazioni e dopo viene il profitto”.  Gli affiliati, racconta, sono aziende che hanno uno spazio a disposizione e vogliono allacciare nuove relazioni con un piccolo guadagno. “Più che un business è un valore”.
Per questo pacowomilano5gano una fee di 250-500 euro l’anno per l’affiliazione a Cowo a seconda dei servizi utilizzati e vendono le postazioni a un prezzo medio di circa 180 euro.
Non ci sono stipendiati e Carraro con due veloci conti dimostra che con cinque scrivanie vendute a 200 euro al mese anche per 12 mesi non fai tanta strada. Anche perché si tratta di guadagni discontinui con gente che arriva si ferma una settimana, un mese e poi se ne va. “Anche nei forum americani l’opinione prevalente è questa”.
No business.

Anche dalle parti di Enter, Internet service provider milanese, non si pensa a guadagnare vendendo scrivanie. Con 1.450 mq di spazi a disposizione un’ottantina di selezionati coworker lavorano inisieme ai dipendenti della società. Una soluzione che secondo Stefano Garavaglia Party manager di Enter “ha cambiato anche il metodo di lavoro di Enter che, tra l’altro, non è più il posto di lavoro, ma il luogo dove si lavora”. Biliardino, un cortile per due chicchiere e le riunioni nel bistrò interno raffozano il clima molto “Google” della società che riserva gli spazi del coworking solo a professionisti del mondo tencologico.

login enterQualcuno di loro ha iniziato a collaborare con Enter che con un paio di start up sta avviando un importante progetto. Scanner, stampanti, cloud computing eserver virtuali sono a disposizione degli utenti di Login dove vengono anche organizzati incontri ed eventi.
Un mese 230 euro che diventano 150 se si affitta la postazione per tutto l’anno sono un paio delle tariffe della struttura milanese che dispone di 150 scrivanie con sale riunioni attrezzate anche per la videoconferenzae una concentration room e piccoli spazi riservati per le telefonate.
Per Enter è comunque un guadagno anche se non incide più di tanto sui cinque milioni di fatturato dell’Internet service provider. “Più che un business è un progetto di ricerca e sviluppo”, chiosa Garavaglia.

Progetto decisamente orientato al profitto è quello di Talent Garden di Davide Dattoli, 23 anni. Davide ha fondato Talent Garden un coworking diffuso in sette città italiane aperto 24 ore al giorno con 445 postazioni di lavoro. E ora si prepara a portarlo a New York visto che il suo progetto è stato scelto dal Comune della Grande Mela che ogni anno seleziona cinque progetti innovativi.
tagDattoli ha scelto di focalizzarsi sul digitale ospitando solo professionisti del web che possono accedere al network di Tag dopo avere sostenuto un colloquio di ammissione. Non basta pagare, i coworker già presenti all’interno della struttura sottopongono a colloquio gli aspiranti nuovi entranti. “Come fosse un club perché cerchiamo di selezionare i talenti”. Fare parte di Tag diventa quindi un valore perché non si frequenta il coworking per risparmiare sui costi, ma per fare parte di un gruppo. Meglio se selezionato. Freelance del web, makers, startupper costituiscono la popolazione di Talent Garden dove ogni spazio possiede lo stesso design e che nel 2013 ha realizzato 1,1 milioni di fatturato.
E’ possibile affittare per qualche ora o con 250 euro per tutto il mese, ogni sede è indipendente e in genere dopo tre mesi con una quarantina di postazioni si riesce ad andare a breakeven. Anche perché nelle piccole città sono molti i frequentatori abituali, mentre a Milano c’è più turn over.
Tag ha ricevuto circa 250 richieste per aprire altre sedi italiane, ma Dattoli ha l’obiettivo di 15 strutture in Italia. Per questo è in cerca di settemila metri quadri di spazi e in sei casi su sette dei cowo già funzionanti ha avviato una collaborazione con società del real estate con le quali ha concordato un revenue sharing.
“Il cloud della scrivania” come lo chiama Dattoli ha tutti i numeri per trasformarsi in vero business a patto che sia verticale. “I coworking orizzontali alla lunga falliscono, mentre i verticali resistono”. La popolazione omogenea è la strada del coworking.

Anche i Comuni iniziano a interessarsi al coworking. Prima c’è stato Veglio dove Marco Pichetto, il giovane sindaco di questo paese di 591 abitanti in proviveglioncia di Biella, ha aperto uno spazio comunale dedicato al coworking. Oltre alle scrivanie propone anche una connessione a Internet efficiente non facile da ottenere fra le colline piemontesi.

Poi è arrivato anche Salsomaggiore, poco più di ventimila abitanti in provincia di Parma e a un’ora di distanza da Milano.
Filippo Frittelli, altro giovane sindaco, vuole trattenere i professionisti sul territorio, sostenerli “e sviluppare con loro una forte progettualità territoriale”.
salsoL’obiettivo degli spazi dedicati alla condivisione delle attività è anche di creare una sinergia con l’Ente pubblico coinvolgendo i giovani profesisonisti nelle azioni di sviluppo per il territorio.
Il Comune cerca idee che possano rivitalizzare il turismo della cittadina nota per le sue terme.

Un’idea raccolta anche dalla Cna di Parma che ha aperto uno spazio entrato a fare parte del network di Cowo e dalla Cna di Ferrara che ha messo a unto un piano di incentivi economici per supportare gli aspiranti imprenditori locali interessati a sperimentare questa attività.

Luigi Ferro

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Un commento su “Coworking: una panoramica.

  1. Affitto Uffici
    aprile 27, 2014

    Grazie al co-working, moltissimi neo imprenditori (me compreso) hanno realizzato i propri progetti, avviando piccole aziende con un certo potenziale. Basta un ufficio condiviso, al giorno d’oggi, per ottenere un’inizio e crearsi un’opportunità. Auguri a tutti e dedicate un po’ di tempo a questi articoli; visitate tali strutture di presenza e vi renderete conto di come si svolgano questi affitti e servizi di outsourcing. Bisogna diffondere la mentalità, renderlo normale insomma 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 19, 2014 da in coworking con tag , , , , , , , , , , .
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