E-Cowork

Una rete di lavoro condiviso

CONDIVIDERE LE CONOSCENZE

Sette consigli per buone letture

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Gli argomenti in merito alle nuove forme di lavoro di discussione non mancano, tant’è che ora si vanno organizzando convegni anche fuori dell’ambiente del co-working, quale  evidente segno che la questione attrae e finalmente diventerà molto, ma proprio molto importante per tutti quanti.

Insomma, si va verso la condizione, che è il tratto fondamentale del co-worker (chissà se riusciremo a trovare un gentile termine in italiano piuttosto che questo suono di barbara origine?).

Cerco sempre approfondimenti su vari aspetti, così mi sono imbattuto in una serie di volumi interessanti che propongo alla lettura, appunto per condividere sia l’emozione di averli letti, sia per ampliare l’orizzonte delle discussioni.

Una bella caccia che mi ha fatto trovare “L’ARTE CONDIVISA” di Roberto Colantonio (Iemme edizioni, collana Piano B, Napoli, 2012), che oltre ad affrontare la questione dell’arte condivisiva e della possibilità di organizzare prestiti d’opere d’arte, offre in modo assai pratico una serie di modelli contrattuali che artisti e affittuari d’opere d’arte possono stipulare in buon accordo.

Gli artisti sono l’emblema del lavoro indipendente, anche se in realtà molti in Italia lo svolgono come secondo lavoro, grazie anche alla stupidità di quanti pensano sia poco utile pagare le prestazioni artistiche (tanto si divertono…).

Tuttavia, oltre che scelta, quella del lavoro indipendente si sta rivelando unica opportunità soprattutto per i giovani, i quali più che assaporare una libertà assoluta, sperimentano la difficoltà con un sistema sociale nient’affatto a pari con i tempi moderni.

Anzi, come sostengono nel saggio “IL QUINTO STATO” gli ottimi Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli (Ponte alle Grazie, Milano, 2013), siamo di fronte ad una regressione storica, tant’è che molte sono le analogie col tempo del “Quarto Stato”. raffigurato nel celebre dipinto di Giuseppe Pelizza da Volpedo.

La questione dei diritti è totalmente aperta, ma con taluni aspetti poco simpatici in merito all’organizzazione della rappresentanza, giacché gli appartenenti a questa condizione (partite Iva, lavoratori a progetto, contratti atipici, eccetera) non possono contare sulla consapevolezza di appartenere ad una classe, rimanendo di fatto ancora un pianeta sconosciuto per partiti politici e soprattutto, nota dolente assai, per organizzazioni sindacali.

Una questione che merita senza dubbio l’attenzione generale, tenendo conto che gli approcci economici derivano da scelte politiche e culturali, senza tacere dell’influenza delle strutture pubbliche capaci di influenzare, mai come ora, l’intera organizzazione sociale orientando investimenti in territori protetti.

Una buona prova di coraggio sarebbe quella, ad esempio, di azzerare i fondi pubblici per far rinascere l’industria culturale, come intelligentemente sostengono in “KULTURINFARKT” (Marsilio, I grilli, Venezia, 2012) Dieter Haselbach, Armin Klein, Pius Knūsel e Stephan Opitz, tutti quanti operatori nel mondo dell’organizzazione culturale ben sponsorizzata.

In termini più generali, ritengo sia opportuno anche leggere le belle pagine di “INTELLETTUALI DEL PIFFERO” (Marsilio, I grilli, Venezia, 2013) scritto da Luca Mastrantonio, il quale considera la figura imbarazzante degli intellettuali, o meglio dei sedicenti intellettuali che ad ogni livello, cittadino come nazionale, vengono definiti indispensabili, in particolar modo dalla politica, e noi ce li ritroviamo sempre fra i piedi in ogni iniziativa o convegno come se fossero buoni pressochè a far tutto, se c’è gettone di presenza ovviamente.

Le scelte della politica sempre più fanno avanzare legittime considerazioni in tema di rappresentanza democratica, le cui nuove sfide sono ben analizzate in “DEMOCRAZIA IN DIRETTA” (Feltrinelli, Campi del Sapere, Milano, 2013) di Nadia Urbinati a cui credo si possa saggiamente abbinare la lettura di “RAZZISMO E NOISMO” (Einaudi, Torino, 2013) di Luigi Luca Cavalli-Sforza e Daniela Padoan, che approfondiscono la questione delle “declinazioni del noi e l’esclusione dell’altro” (è il sottotitolo, nda) ovvero l’esatto contrario della condivisione accennata nella parte iniziale.

Per concludere, rimarcando le difficoltà di dialogo fra mondo delle nuove forme di lavoro, come pure con l’industria della cultura; e mondo politico-sindacale (mi si perdoni la commistione), credo possa illuminante “ENTRATE CLOWNESCHE” Editoria&Spettacolo, Roma, 2006) di Tristan Rėmy, che non offre soluzioni al problema di relazione, bensì al modo opportuno su come presentarsi in pubblico offrendo parole divertenti piuttosto delle parole di solito noiose ed irriverenti.

Claudio Braggio

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Un commento su “CONDIVIDERE LE CONOSCENZE

  1. avv. Roberto Colantonio
    febbraio 18, 2014

    grazie di “condividere” i valori della condivisione. Credo possa interessarvi sapere che il mio libro “Arte Condivisa, forme alternative di commercializzazione delle Opere d’arte” è stato adottato come testo al corso di Economia dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Roma e che è appena uscito, in ebook, il primo spin off della serie: Locazioni di Opere d’arte in Svizzera, su bookrepublic. Cordiali saluti. Roberto

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 30, 2014 da in coworking, lavoro con tag , , , , , .
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