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Lavorare al femminile: sono imprenditrice e mamma, ma mi definisco jolly

“Quando mi chiedono qual è il mio ruolo, la prima cosa che istintivamente  mi viene in mente è jolly”.

Romina TacchinoLe parole di Romina Tacchino, imprenditrice del vino dell’Ovadese, sintetizzano così il succo di una lunga chiacchierata telefonica che ha luogo un sabato pomeriggio, con lei indaffarata nella cantina di famiglia. Disponibilissima nonostante gli impegni che non le danno tregua nemmeno nel week end  – “siamo alla fine della vendemmia”,  spiega – Romina risponde alle mie domande, ma più che altro si racconta. Lei, che crede tantissimo nello storytelling come tecnica di comunicazione, parla della sua vita frenetica per il doppio ruolo che riveste: quello di mamma  (che svolge da sola dopo la separazione, avvenuta quando il bambino aveva solo tre anni) e quello di imprenditrice nell’azienda di famiglia, insieme ai genitori e al fratello.  E così l’intervista su donne e leadership diventa un excursus sul suo lavoro  e sui suoi rapporti con il figlio ormai adolescente, i cardini della vita di tutte le mamme impegnate fuori casa.

Romina, la tua azienda ha origini contadine, che risalgono a tuo nonno, il fondatore. E’ stata in seguito portata avanti dai tuoi genitori che tuttora vi hanno un importante ruolo. E’ cambiato qualcosa con il tuo ingresso ?

Certo, posso dire senza tema di sbagliare di aver dato un contributo significativo, sia perché ho lavorato molto per elevare la qualità del prodotto, sia perché ho contribuito alla sua internazionalizzazione. Occupandomi della parte commerciale e amministrativa –  ma so anche travasare una barrique! – ho impostato una nuova rotta.

In generale, pensi ci siano differenze tra la leadership al femminile e quella maschile? 

C’è sicuramente un approccio diverso: senza mezzi termini mi sento di dire che le donne lavorano il doppio degli uomini, non solo perché hanno casa e famiglia, semplicemente lavorano il doppio !

Una volta le aziende erano tutte guidate da uomini. Poi gradualmente le donne si sono fatte strada nei ruoli di comando.  Allo stato attuale delle cose, ritieni che le imprenditrici abbiano ormai appreso il necessario per esercitare una leadership adeguata, oppure sei convinta che resti ancora qualcosa da imparare? Se sì, che cosa le donne devono ancora imparare ?

Mi pare che ce la caviamo piuttosto bene come imprenditrici. Non conosco la situazione delle grandi aziende, ma, perlomeno nelle realtà piccole, le donne sanno farsi valere. Per esempio, per restare nel settore del vino,  Michela Marenco della Marenco Vini di Strevi (AL)  è una grande imprenditrice, non vedo proprio dove possa ancora migliorare. Anche Laura Mazzetti della Mazzetti di Altavilla è un’altra bravissima capitana d’azienda. Al contrario,  gli uomini mi sembrano molto lontani dall’essere perfetti, sono tanti gli errori che commettono, non solo nell’imprenditoria: lo stato della classe politica italiana, composta in maggioranza da uomini, e la disastrosa situazione del nostro Paese, da sempre governato dagli uomini, sono sotto gli occhi di tutti. Se le donne prendessero ora il potere magari non risulterebbero migliori degli uomini, ma è una valutazione che potremmo eventualmente fare solo fra cento anni. Per chiudere la parentesi, bisogna sottolineare che esistono grandi imprenditori uomini, dai quali tutti, uomini e donne, abbiamo da imparare.

Tuo figlio Umberto è ora un adolescente di 16 anni e mezzo, ma sei entrata in azienda che era piccolo. Non credo di sbagliare nel dire che il tuo problema principale, come per tutte le donne che lavorano a tempo pieno, sia  stato la scarsità di tempo che potevi dedicargli, anche perché hai sempre viaggiato molto all’estero. Come te la sei cavata?

E’ vero, viaggio moltissimo e in tutto il mondo. Al momento sono appena rientrata dal Giappone, una settimana stressante a causa delle diversità di mentalità tra noi e gli orientali, che non hanno una cultura del vino e ai quali bisogna spiegare tutto per filo e per segno.  Adesso sono in partenza per il Belgio, un ambiente più facile, perché con gli altri europei abbiamo costruito nel tempo un linguaggio comune.

Quando il bambino era piccolo le mie trasferte erano più limitate, mentre adesso mi capita di stare fuori anche tre o quattro mesi all’anno complessivamente.  Con il tempo il mio approccio ai viaggi è molto cambiato: all’inizio li trovavo  divertenti, capitava anche di andare fuori a cena con i clienti e fare tardi,  però mi bastavano quattro ore di sonno per arrivare riposata in fiera il mattino dopo. Negli anni le cose sono cambiate, lo stress e la routine hanno reso il viaggiare un impegno ad alto tasso di fatica, soprattutto nei periodi, come ora, in cui faccio e disfo la valigia in continuazione e sto via anche 15 giorni di seguito. Poi magari può anche capitare che, dopo un paio di mesi che sono ferma, mi venga voglia di ripartire…

Occuparmi di mio figlio quando sono in viaggio è ancora più impegnativo di quando sono a casa (si fa per dire, visto che trascorro una buona decina di ore al giorno in azienda).  Mi trovo a gestire le richieste di un adolescente sulle uscite, la discoteca, ecc. come tutti gli altri genitori, solo che io devo farlo a distanza.  Cercare di capire se è meglio dare il permesso a una determinata attività o dire di no non è semplice quando sei presente, figuriamo via cavo!

Con mio figlio ho costruito comunque un ottimo rapporto, anche se spesso lui mi rimprovera di avere la testa altrove quando siamo insieme.  E ha ragione, per esempio, al mattino, quando faccio colazione in sua compagnia, mi trovo a ripercorrere mentalmente tutti gli appuntamenti della giornata, a programmare tutte le cose che dovrò fare.

Quando Umberto era piccolo ci sono stati dei momenti in cui hai dovuto stringere i denti per riuscire a portare avanti tutto, e qualche volta pensato che era quasi impossibile riuscirci?

Anche se ho dovuto stringere i denti più di una volta non ho mai pensato di mollare. Eppure momenti non facili ce ne sono stati. Per esempio si è ammalato di varicella mentre io ero in fiera, è accaduto lo stesso per il morbillo. Ho dovuto seguire l’evolversi della situazione al telefono. Ma fortunatamente, a parte le malattie infantili, mio figlio ha sempre goduto di ottima salute, si è ammalato piuttosto poco  e inoltre non ha mai avuto problemi a scuola.

Fondamentale è stata la presenza  di mia mamma, la mia collaboratrice più importante:  se non ci fosse stata lei non avrei potuto neanche lontanamente fare tutto quello che ho fatto e sto facendo. Mia mamma si è sempre occupata di Umberto durante le mie assenze e anche adesso nonna e nipote continuano ad avere un legame molto stretto.

Vediamo ora il lato positivo della medaglia: sicuramente il tuo lavoro di imprenditrice ti ha permesso di sviluppare qualità e competenze che hai potuto sfruttare anche nel ruolo di madre.  Quali sono ?

Le capacità di comunicare e di negoziare! Che Umberto peraltro ha ereditato: frequenta il liceo scientifico ma ha propensione per le materie letterarie. Io invece me ne servo per presentare l’azienda ai clienti, uso molto lo storytelling, mi piace molto raccontare storie, c’è una storia dietro tutti i nomi dei miei vini. A New York, dove parteciperemo a Tre Bicchieri, il prestigioso evento organizzato dal Gambero Rosso,  e dove tra l’altro mi seguirà mio figlio.  Per il terzo anno di seguito abbiamo ottenuto il riconoscimento  per il Dolcetto superiore di Ovada “Du Riva”: il nome del vino era il soprannome di mio nonno ed è un vino che ha tutta una storia alle spalle. Raccontare la  storia, la passione, l’amore, la rabbia, la fatica, il sudore, che sta dietro ad ogni bottiglia di vino è  l’unico modo che ho per differenziarmi dalle Grandi Aziende  quando per esempio sono Giappone, dove tutti conoscono i Brand famosi ma nessuno ha mai sentito parlare di noi. Lo storytelling è un asso nella manica: io ho una storia vera dietro la mia azienda, i grandi imbottigliatori no. Credo molto nella comunicazione, nel  valore aggiunto che può dare al lavoro di tante piccole aziende come la mia.

Per conoscere di più dell’azienda che Romina Tacchino conduce insieme ai genitori e al fratello Alessio visitate www.luigitacchino.it 

@enricaorecchia

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 12, 2013 da in intervista, lavoro con tag , , .
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