E-Cowork

Una rete di lavoro condiviso

E-Cowork interviste: Davide Licordari – @davidelico

Ho conosciuto personalmente Davide in occasione dell’evento Hosting Sostenibile on Tour di Torino nello scorso autunno, ma lo seguivo su Twitter da diverso tempo. E’ un giovane che vanta una grande esperienza nel mondo dei  social e @davidelico è visto come un punto di riferimento dai twitteri torinesi.

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Ciao Davide,  sul tuo sito ( www.davidelicordari.com/ ) ho letto che dopo la formazione in Scienze della comunicazione ed un trascorso come Seo  specialist sei approdato a Social Media Strategist . Perché la scelta di dedicarti al mondo social?  E consiglieresti  questo percorso ai giovani che vogliono intraprendere un’attività nel mondo della comunicazione ?

Ciao Simonetta, grazie per avermi interpellato. Sono “capitato” nel mondo social in modo abbastanza casuale, dato che si parla del 2009/10, anni in cui i social network erano ancora molto di nicchia qui in Italia: mi occupavo di “digital pr” per scambi di visibilità e partnership in ambito SEO, ed essendo quindi “predisposto” ad un lavoro di contatto, di comunicazione e di socialità la scoperta (e la passione) del social web è stata quasi naturale.

Ai giovani che vogliono intraprendere questa strada consiglio due cose: utilizzare in maniera consapevole i social media, provando a capirli da un punto di vista più professionale; e di comprendere quali sono le dinamiche di questi canali di comunicazione (cosa funziona, perchè funziona, come applicare certi modelli ad altre esigenze). Aprite un blog, leggetene altri, provate a creare pagine Facebook interessanti per un pubblico, fate esercizio senza prenderlo come un lavoro, provate ad essere interessanti.

Com’è nata l’dea di “dl1Twitterpedia” ?  Qual è la finalità di questo progetto?

Twitterpedia sta vivendo una parabola strana: è nato come un blog/aggregatore di twittate che personalmente ritenevo divertenti e geniali (questo nel 2010) che faceva affidamento sull’account Twitter @twitstupidario. Piano piano, per motivi di tempo, non sono più riuscito a raccogliere  twit altrui: ecco che ho iniziato ad “autoprodurli”,  con un discreto successo (ad oggi ho quasi 25.500 followers!).

Finalità? Per me è diventato un giochino, un esercizio di stile, un modo per utilizzare Twitter  particolare e diverso da quanto faccio dal mio account personale.

ta12Parliamo di “TWEETAWARDS”.  Sei stato uno degli ideatori ed organizzatori dell’evento  che nel 2012 è stato alla sua 3° edizione   (http://www.tweetwards.it). Un’iniziativa vincente sia in termini di popolarità per  gli appassionati italiani di Twitter sia a livello di aggregazione sui social tramite le votazioni e nel mondo reale.  Com’è nata l’idea di dedicare un premio ai migliori twitteri ?

L’idea è nata da una partecipazione alla Blogfest: assistendo alla premiazione dei migliori blog abbiamo notato come (nel 2009) mancasse totalmente l’aspetto social, mondo che invece io (e i miei compagni d’avventura) stavamo iniziando a scoprire e amare. Da lì l’idea di fare qualcosa di simile ma improntata esclusivamente su Twitter, il tutto con uno stile che rispecchiasse le nostre personalità e il nostro modo di intendere il web.

Le categorie dei vincitori (Miglior Cazzaro del 2012 (uomo o donna) – Twitter non è un paese per seri, oppure il Twittero più Provolone del 2012) sono molto simpatiche. Con quale criterio vengono scelte?

Come dicevo, siamo per un approccio molto easy e leggero: ci piace l’idea di creare un evento divertente, un momento di aggregazione e di intrattenimento, un qualcosa che sia lontano dal mondo delle conferenze, dei meetup e affini. Per fare questo abbiamo sempre creato negli anni delle categorie “serie” e alcune più spiritose: in fondo Twitter ha un pubblico estremamente eterogeneo e non è composto solo da addetti ai lavori come spesso può sembrare!

Quanti sono stati i partecipanti al #TA12?

Ai #TA12 ci siamo dovuti limitare: eravamo circa 400 persone e abbiamo dovuto dire di no ad altrettante; la location per motivi di sicurezza non poteva contenere tutti coloro che avrebbero voluto partecipare.

Perché avete deciso di staccarvi dalla Blogfest, creando un evento a sé stante?

Due motivi: 1) volevamo provare a crescere da soli, sentivamo buone vibrazioni intorno al nostro evento..non ci siamo sbagliati! 2) La Blogfest è a Riva del garda: posto paradisiaco ma quasi irraggiungibile…sia per noi organizzatori dei TA, sia per coloro che si spostano da mezza Italia per venire all’evento.

 Avete già pensato al #TA13?  Ci dai qualche anticipazione?

Ci stiamo lavorando…posso dire solo che probabilmente sarà nuovamente a Milano a inizio ottobre 😉

Nel mondo dei social sta aumentando l’interesse nei confronti del food, anche tra le categorie da voi proposte nel #TA12 , c’era “Miglior “Food Lover” su Twitter”. Nel Digital festival di Torino l’11 maggio sarà dedicato a Digital Food Days. Cosa ne pensi di questo connubio cibo-social? Potrà essere un futuro percorribile per i giovani?

Il food è uno degli argomenti social per eccellenza: la condivisione del cibo è alla base dei rapporti umani, sui social non cambia nulla 🙂 Parlare di cibo, vedere il cibo, organizzare eventi legati al food: i social network possono essere davvero una cassa di risonanza enorme e un veicolo per raggiungere una nuova (ma non solo) fetta di pubblico. Se può essere il futuro per i giovani? Si, se avranno voglia di impegnarsi nella comunicazione del cibo, se sapranno capire le potenzialità dei mezzi che hanno a disposizione.

Nella tua attività hai lavorato per grandi aziende, pensi che la sensibilità nei confronti del mondo social sia maggiore presso le aziende di grandi dimensioni o nelle PMI?

Bisogna fare due discorsi. Da un lato dipende molto dal management aziendale: se sono i primi a non credere in una cosa, non importa che siano a capo di un’azienda grande o piccola. Dall’altro fanno molto i risultati e gli investimenti: un’azienda piccola con budget relativamente piccoli può raggiungere picchi che altrove difficilmente realizzerebbe e può notare un effettivo incremento, un ROI palpabile. Un’azienda enorme che fattura già uno sproposito non può paragonare i social media ad uno strumento di vendita, ma deve considerarlo un media in senso stretto.

Personalmente, amo lavorare con le PMI: lato consulente si ha più libertà, si è maggiormente ascoltati e si può accompagnare l’azienda in un percorso virtuoso; cosa che con le multinazionali è molto più complicato, se non altro per motivi legati alla struttura aziendale infintamente più complessa.

In questo periodo sta aumentando in Italia l’attenzione nei confronti del brand  storytelling, tanto che a Milano il 19 aprile avrà luogo il  Brand Storytelling Forum .  Ritieni che possa essere una forma di comunicazione applicabile anche a piccole e media aziende desiderose di raccontare la propria storia?

Certo che si. Tutto quello che può rivelarsi un contenuto originale, un valore aggiunto applicato alla comunicazione aziendale è interessante; in qualunque modo avvenga, sotto qualunque forma!

Grazie Davide, ti seguirò, come al solito, sui social!

Simo Pozzi (@SIMO2)

 
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Un commento su “E-Cowork interviste: Davide Licordari – @davidelico

  1. lab121coworking
    aprile 15, 2013

    L’ha ribloggato su Lab121e ha commentato:
    Iniziative avviate sul web da Davide Licordari, indagate su E-Cowork

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